Hegel
Filosofia Moderna

Georg Wilhelm Friedrich Hegel è considerato il più importante filosofo idealista, e occupa nella modernità un ruolo paragonabile a quello di Aristotele nell'antichità. Come Aristotele aveva portato a compimento la riflessione filosofica greca, sistematizzando le dottrine dei suoi predecessori in un'enciclopedia del sapere, così Hegel porta a compimento l'idealismo tedesco e l'intera filosofia moderna.
Un sistema filosofico è una dottrina che organizza in modo universale, intorno a un unico fondamento, l'intera comprensione della realtà. Per Hegel, questo fondamento è l'Idea: principio che è insieme ontologico (riguarda l'essere) e logico-razionale (riguarda il pensiero). L'Idea non è una semplice rappresentazione mentale, ma la razionalità stessa che si dispiega nella realtà.
Hegel è maestro nell'uso di metafore filosofiche, anche apparentemente semplici. Una delle più celebri è quella della Nottola di Minerva, contenuta nella Prefazione ai Lineamenti di filosofia del diritto (1820). La nottola (civetta) è il simbolo della filosofia sin dall'antichità: come questo uccello rapace che vede nell'oscurità, il filosofo decifra ciò che rimane oscuro al senso comune.
Ma c'è un aspetto fondamentale: la nottola spicca il volo al crepuscolo, cioè quando il giorno è ormai concluso. Così la filosofia interviene quando un processo storico è compiuto, per ricostruirne retrospettivamente i passaggi e comprenderne il senso razionale. La filosofia non anticipa il futuro, ma comprende il presente alla luce del passato.
Un sistema filosofico è una dottrina che organizza in modo universale, intorno a un unico fondamento, l'intera comprensione della realtà. Per Hegel, questo fondamento è l'Idea: principio che è insieme ontologico (riguarda l'essere) e logico-razionale (riguarda il pensiero). L'Idea non è una semplice rappresentazione mentale, ma la razionalità stessa che si dispiega nella realtà.
Hegel è maestro nell'uso di metafore filosofiche, anche apparentemente semplici. Una delle più celebri è quella della Nottola di Minerva, contenuta nella Prefazione ai Lineamenti di filosofia del diritto (1820). La nottola (civetta) è il simbolo della filosofia sin dall'antichità: come questo uccello rapace che vede nell'oscurità, il filosofo decifra ciò che rimane oscuro al senso comune.
Ma c'è un aspetto fondamentale: la nottola spicca il volo al crepuscolo, cioè quando il giorno è ormai concluso. Così la filosofia interviene quando un processo storico è compiuto, per ricostruirne retrospettivamente i passaggi e comprenderne il senso razionale. La filosofia non anticipa il futuro, ma comprende il presente alla luce del passato.
La dialettica come legge universale
La dialettica hegeliana viene definita come la legge di funzionamento tanto del pensiero quanto della realtà. Tra pensiero e realtà esiste una perfetta corrispondenza: non sono due ambiti separati, ma due aspetti dello stesso processo razionale.
Non a caso, Hegel apre i Lineamenti di filosofia del diritto con la celebre affermazione:
.
Questo significa che la razionalità non è solo uno strumento soggettivo di comprensione, ma la struttura stessa del reale. È una visione sistematica della totalità in cui non c'è spazio per qualcosa di assolutamente inconoscibile: tutto è pensiero, e tutto è reale in quanto pensato.
In Hegel, lo Spirito (non più l'Io empirico) è il soggetto che fonda l'universalità: è la coscienza che si eleva alla comprensione dell'Assoluto. Si tratta di una dottrina metafisica in cui il senso dell'universale è assoluto e comprende la totalità del reale.
Non a caso, Hegel apre i Lineamenti di filosofia del diritto con la celebre affermazione:
"Tutto ciò che è reale è razionale, e tutto ciò che è razionale è reale"
Questo significa che la razionalità non è solo uno strumento soggettivo di comprensione, ma la struttura stessa del reale. È una visione sistematica della totalità in cui non c'è spazio per qualcosa di assolutamente inconoscibile: tutto è pensiero, e tutto è reale in quanto pensato.
In Hegel, lo Spirito (non più l'Io empirico) è il soggetto che fonda l'universalità: è la coscienza che si eleva alla comprensione dell'Assoluto. Si tratta di una dottrina metafisica in cui il senso dell'universale è assoluto e comprende la totalità del reale.
La critica a Fichte e Schelling
Un testo fondamentale per comprendere la posizione di Hegel è lo scritto giovanile Differenza tra il sistema filosofico di Fichte e quello di Schelling (1801). Hegel e Schelling erano cresciuti insieme in amicizia durante gli anni di formazione, ma in seguito si separarono per divergenze filosofiche profonde, che portarono a una rottura anche personale.
Secondo Hegel, Fichte ha compreso i tre passaggi dialettici (tesi, antitesi, sintesi), ma ha commesso l'errore di sbilanciare la dialettica sul polo soggettivo: il Non-Io viene definito in modo negativo, come pura opposizione all'Io, e quindi subordinato ad esso. La dialettica fichtiana rimane incompleta perché non riconosce piena dignità all'oggettività.
Schelling, dal canto suo, non commette l'errore di Fichte: non sbilancia la dialettica sul soggetto, ma cerca di mantenere l'equilibrio tra natura e spirito. Tuttavia, secondo Hegel, Schelling non rispetta i passaggi dialettici necessari per giungere all'Assoluto in modo rigoroso. Hegel usa due metafore molto efficaci, benché esteticamente brusche:
Hegel specifica con precisione le caratteristiche fondamentali della propria dialettica, che la distinguono dalle formulazioni precedenti:
Secondo Hegel, Fichte ha compreso i tre passaggi dialettici (tesi, antitesi, sintesi), ma ha commesso l'errore di sbilanciare la dialettica sul polo soggettivo: il Non-Io viene definito in modo negativo, come pura opposizione all'Io, e quindi subordinato ad esso. La dialettica fichtiana rimane incompleta perché non riconosce piena dignità all'oggettività.
Schelling, dal canto suo, non commette l'errore di Fichte: non sbilancia la dialettica sul soggetto, ma cerca di mantenere l'equilibrio tra natura e spirito. Tuttavia, secondo Hegel, Schelling non rispetta i passaggi dialettici necessari per giungere all'Assoluto in modo rigoroso. Hegel usa due metafore molto efficaci, benché esteticamente brusche:
- 1.“Schelling arriva all'Assoluto con un colpo di pistola”: cioè raggiunge l'Assoluto in modo immediato, intuitivo, senza percorrere metodicamente i passaggi dialettici necessari. È un salto, non un processo.
- 2.“L'Assoluto di Schelling è una notte in cui tutte le vacche sono nere”: nell'Assoluto schellinghiano, concepito come identità indifferenziata di natura e spirito, non si distinguono più le differenze, tutto si dissolve in un'unità oscura e indistinta. È un Assoluto in cui le determinazioni particolari scompaiono, rendendo impossibile la vera conoscenza.
Hegel specifica con precisione le caratteristiche fondamentali della propria dialettica, che la distinguono dalle formulazioni precedenti:
- Corrispondenza perfetta tra pensiero e realtà: non sono due ambiti separati, ma manifestazioni dello stesso processo razionale
- Omnicomprensività: abbraccia la totalità del reale senza lasciare residui inconoscibili
- Omniespicatività: è in grado di spiegare ogni aspetto della realtà
I tre momenti della dialettica
La dialettica hegeliana si articola in tre momenti fondamentali:
In Hegel c'è una differenziazione dell'Assoluto che manca in Schelling: l'Assoluto non è un'unità oscura e immediata, ma il risultato di un processo in cui ogni momento conserva la propria identità pur essendo superato.
La sintesi è il momento in cui l'Idea torna in sé dopo essere passata attraverso l'antitesi, cioè dopo essersi negata e alienata nell'alterità. Questo ritorno non è però un semplice recupero dello stato iniziale: l'Idea che torna in sé è arricchita, depurata, trasformata dal percorso compiuto.
Quando l'Idea torna in sé dopo essere stata nella realtà (nel momento dell'antitesi), lascia delle tracce: il percorso è ricostruibile, le determinazioni rimangono distinguibili. È proprio questa trasparenza del processo dialettico che consente la vera conoscenza razionale e che distingue la dialettica hegeliana da ogni forma di intuizionismo mistico o di unità indifferenziata.
- 1.Tesi: momento intellettuale-astratto
Il primo momento è quello della tesi, definito come momento intellettuale-astratto. Intellettuale: il termine rimanda all'intelletto (Verstand), la facoltà gnoseologica che – riprendendo la distinzione kantiana – permette la definizione e la distinzione. L'intelletto separa, classifica, fissa le determinazioni in modo rigido.
Astratto: deriva dal latino ab-trahere, letteralmente "tirare via", "separare". L'astrazione è l'azione di separare dall'esperienza una determinazione particolare, isolandola dal contesto concreto.
Hegel usa intenzionalmente termini di etimologia latina quando vuole indicare ciò che è non-dialettico e negativo. La tesi è infatti un momento statico: astrae una questione dalla realtà vivente e la fissa in una definizione rigida, unilaterale. È necessaria come punto di partenza, ma insufficiente se presa isolatamente. - 2.Antitesi: momento razionale-dialettico-negativo
Il secondo momento è quello dell'antitesi, definito come momento razionale-dialettico-negativo.
Razionale: qui interviene la ragione (Vernunft), facoltà superiore all'intelletto, capace di cogliere il movimento e le contraddizioni del reale.
Dinamico: la ragione mette in movimento ciò che l'intelletto aveva fissato staticamente, ricolloca la tesi nella concretezza della realtà.
Concreto: altra parola di etimologia latina, ma questa volta con valenza positiva. Deriva da cum-crescere, "crescere insieme". Il concreto è ciò in cui le determinazioni crescono insieme, si sviluppano nella loro relazione reciproca. L'antitesi fa crescere insieme pensiero e realtà, ricongiungendoli nel loro movimento vitale.
Negativo: questo termine va compreso correttamente. La negazione della tesi non è totale – altrimenti la tesi scomparirebbe completamente e non ci sarebbe alcun progresso. L'antitesi è piuttosto un momento di depurazione della tesi: la sottopone a vaglio e travaglio, ne mette alla prova la validità, la setaccia per eliminarne le unilateralità e le contraddizioni.
Hegel usa l'immagine del setaccio: come si setaccia la farina per togliere le impurità, così l'antitesi purifica la tesi dalle sue rigidità, mantenendone però il contenuto di verità. L'antitesi innalza la tesi a un livello superiore attraverso questo processo di critica immanente. - 3.Sintesi: momento razionale-speculativo-positivo
Il terzo momento è quello della sintesi, definito come momento razionale-speculativo-positivo.
Razionale: permane il dominio della ragione, ma non più in senso negativo-critico.
Speculativo: la ragione ora riflette su se stessa (speculum= specchio), coglie l'unità dialettica degli opposti.
Positivo: la sintesi porta a compimento il movimento dialettico, conservando e superando insieme (Aufhebung) i momenti precedenti.
Concreto: riprende il significato di "crescere insieme", ma a un livello più elevato.
In Hegel c'è una differenziazione dell'Assoluto che manca in Schelling: l'Assoluto non è un'unità oscura e immediata, ma il risultato di un processo in cui ogni momento conserva la propria identità pur essendo superato.
La sintesi è il momento in cui l'Idea torna in sé dopo essere passata attraverso l'antitesi, cioè dopo essersi negata e alienata nell'alterità. Questo ritorno non è però un semplice recupero dello stato iniziale: l'Idea che torna in sé è arricchita, depurata, trasformata dal percorso compiuto.
Quando l'Idea torna in sé dopo essere stata nella realtà (nel momento dell'antitesi), lascia delle tracce: il percorso è ricostruibile, le determinazioni rimangono distinguibili. È proprio questa trasparenza del processo dialettico che consente la vera conoscenza razionale e che distingue la dialettica hegeliana da ogni forma di intuizionismo mistico o di unità indifferenziata.
La Fenomenologia dello Spirito
Una delle opere più importanti e complesse di Hegel è la Fenomenologia dello Spirito (Phänomenologie des Geistes, 1807). Il titolo stesso ne chiarisce il progetto: si tratta dello studio delle manifestazioni (phainomena) che lo Spirito assume nel suo progressivo elevarsi verso la vetta della conoscenza assoluta.
Lo Spirito è presentato come un eroe che compie un'impresa: non si tratta di un percorso tranquillo, ma di una vera e propria odissea attraverso errori, contraddizioni, sofferenze e superamenti. Il viaggio si articola in tre grandi tappe: Coscienza, Autocoscienza e Ragione.
In questa fase, lo Spirito prende coscienza che se esiste una realtà pensabile, essa dipende dalle leggi dell'intelletto, cioè dalla struttura razionale del soggetto pensante. La coscienza si sviluppa dialetticamente attraverso tre momenti:
Hegel, pur riconoscendo il valore della rivoluzione copernicana kantiana, non accetta questa autolimitazione. Si chiede: è possibile indagare sullo sviluppo dello Spirito nella sua assolutezza, senza presupporre limiti invalicabili? La Fenomenologia è la risposta affermativa a questa domanda.
Per Hegel, tutto ciò che esiste è in continua trasformazione, e lo Spirito stesso è processo, divenire, movimento. Non esiste una dimensione statica o definitiva: anche quando lo Spirito giunge alle vette della conoscenza assoluta, lo fa attraverso un percorso che conserva in sé tutte le tappe superate.
È proprio al culmine di questo viaggio che lo Spirito assume la consapevolezza che pensiero e realtà coincidono: ciò che inizialmente appariva come una dimensione estranea, l'oggetto contrapposto al soggetto, si rivela essere manifestazione dello Spirito stesso.
Alla fine del percorso della Coscienza, emerge una consapevolezza fondamentale: se esiste un oggetto della conoscenza, deve esistere un soggetto che lo pensa. Il soggetto può capire chi è attraverso l'oggetto, ma non può limitarsi a questa relazione soggetto-oggetto.
Il momento decisivo si ha quando il soggetto comprende di non essere solo di fronte a oggetti inerti, ma di essere in relazione con altre coscienze. Quando una coscienza incontra un'altra coscienza, quando il soggetto riconosce nell'altro un altro soggetto, si forma l'Autocoscienza.
Questo passaggio è cruciale: non si tratta più semplicemente di conoscere oggetti esterni, ma di riconoscersi reciprocamente come soggetti. Si apre così la seconda grande tappa del viaggio dello Spirito, quella dell'Autocoscienza, in cui emergeranno le dialettiche fondamentali del riconoscimento, tra cui la celebre dialettica servo-signore.
Questo passaggio è fondamentale: l'autocoscienza non si costituisce nell'isolamento, ma nel rapporto con altre autocoscienze. Tuttavia, questa relazione non può che essere conflittuale: soggetti diversi portano con sé prospettive, desideri e volontà differenti, spesso in opposizione reciproca. Lo stesso Spirito presenta al proprio interno opposizioni e contraddizioni che si manifestano nel conflitto tra autocoscienze.
Il conflitto tra due autocoscienze si risolve con la vittoria di chi non ha paura della morte. Hegel anticipa qui una tematica che sarà poi ripresa da Nietzsche: l'individuo è un campo di battaglia interiore ed esteriore.
Nel confronto iniziale:
Il servo, in senso aristotelico, diventa oggetto al pari degli altri oggetti: uno strumento vivente nella disponibilità del padrone.
Ma qui interviene il rovesciamento dialettico tipicamente hegeliano. Se è vero che un'autocoscienza si riconosce come tale solo nella relazione con altre autocoscienze, allora:
Il lavoro assume in Hegel un significato profondamente positivo: lavorare significa imprimere un sigillo sulla natura, trasformarla secondo finalità umane. Attraverso il lavoro, il servo plasma la natura secondo la propria volontà razionale, si riconosce nei prodotti del proprio lavoro ed educa se stesso alla disciplina e alla pazienza.
Tuttavia, c'è anche un aspetto negativo: chi lavora per altri (il servo che lavora per il padrone) subisce un processo di alienazione (Entfremdung). Il termine deriva dal vocabolario giuridico e significa "vendere", "cedere", "trasferire ad altri".
Nel lavoro servile, il servo cede una parte della propria spiritualità alla natura e ai prodotti che non gli appartengono, impoverendosi spiritualmente. Proprio perché aveva tanto paura della morte materiale, il servo aveva inizialmente messo in secondo piano la propria dimensione spirituale.
La dialettica del riconoscimento (Anerkennung) diventa in Hegel la cifra delle relazioni interpersonali e storico-sociali. La conoscenza di sé, sia come individui che come gruppi sociali, passa necessariamente attraverso la relazione con gli altri.
All'inizio il rapporto è bidirezionale: entrambe le autocoscienze si riconoscono reciprocamente come tali. Ma quando si stabilisce la gerarchia, il riconoscimento diventa unilaterale: solo il servo riconosce il padrone come autocoscienza, mentre il padrone considera il servo una proprietà al pari delle altre cose.
Proprio per questo il servo diventa padrone spirituale mentre il padrone vero diventa padrone solo materiale. Il rovesciamento è completo: chi sembrava vincitore è in realtà sconfitto sul piano dello spirito.
Emerge qui l'importanza fondamentale del lavoro per tutta la filosofia successiva (Marx riprenderà questa intuizione). Secondo Hegel, attraverso il lavoro il servo si eleva spiritualmente: pur cedendo una parte di sé alla natura, è proprio grazie al lavoro che conquista la propria autonomia spirituale e diventa superiore al padrone.
Hegel sostiene che la filosofia deve rivendicare la concretezza della realtà, non rifugiarsi in astrazioni. Tuttavia, il servo, indebolito dalla dimensione materiale, segue un percorso che lo allontana temporaneamente dalla concretezza.
Il servo attraversa diverse tappe nel tentativo di liberarsi dalla propria condizione:
Questa critica hegeliana ha una caratteristica antiromantic significativa. Mentre il Romanticismo tendeva a idealizzare il Medioevo come epoca di fede e unità spirituale, Hegel lo interpreta come momento di massima alienazione, in cui l'uomo si è estraniato da se stesso proiettando la propria essenza in un Dio trascendente.
È paradossale che questa critica provenga da Hegel, la cui stessa dialettica presenta forti tratti romantici: l'idea di totalità organica, il superamento delle scissioni, la concezione della realtà come vita e processo. Tuttavia, a differenza dei romantici, Hegel non cerca rifugio nell'immediatezza o nel sentimento, ma nella razionalità dialettica che comprende e supera le contraddizioni.
Per Hegel, l'epoca storica della Ragione corrisponde alla prima rivoluzione scientifica (XVI-XVII secolo), quando l'uomo moderno comincia a comprendere razionalmente le leggi della natura e a dominarla tecnicamente.
Hegel compie qui un'operazione teorica sorprendente: pone in relazione due caratteristiche apparentemente antitetiche: misticismo e razionalità. Nella filosofia antica, questa complementarietà era già presente nei Pitagorici, che univano speculazione matematica e visione mistica dell'ordine cosmico. Non a caso, secondo Hegel, la modernità si afferma dopo il Medioevo proprio recuperando questa sintesi: supera l'alienazione della coscienza infelice medievale attraverso un ritorno alla razionalità, ma arricchita dall'esperienza dell'interiorità.
La Ragione, secondo Hegel, è certa ma non lo sa ancora: possiede la certezza di essere ogni realtà, ma questa certezza è ancora immediata, non pienamente consapevole. Come la certezza sensibile era "certezza" in senso ironico (opposto della vera conoscenza), anche qui la certezza della Ragione deve diventare sapere attraverso un percorso.
Per questo la Ragione esplora la realtà allo scopo di capire il fondamento di questa certezza originaria. Deve conquistare concettualmente ciò che possiede intuitivamente.
Il percorso della Ragione si articola in tre momenti dialettici:
È in questa dimensione etica che si conclude il percorso della coscienza. Lo Spirito comprende finalmente che se c'è una realtà razionale, c'è uno Spirito che non solo la pensa,non solo la conosce, ma soprattutto la vive.
La conoscenza non è contemplazione distaccata, ma vita effettiva: pensiero, conoscenza e prassi si unificano nell'eticità. Lo Spirito non è uno spettatore esterno della realtà, ma il soggetto stesso della storia che si realizza nelle istituzioni, nelle pratiche, nelle forme concrete della vita associata.
Lo Spirito è presentato come un eroe che compie un'impresa: non si tratta di un percorso tranquillo, ma di una vera e propria odissea attraverso errori, contraddizioni, sofferenze e superamenti. Il viaggio si articola in tre grandi tappe: Coscienza, Autocoscienza e Ragione.
la Coscienza
La Coscienza rappresenta il livello più elementare della relazione tra soggetto e oggetto. È la consapevolezza immediata di sé in rapporto a una realtà esterna, la prima forma di relazione tra pensiero e mondo.In questa fase, lo Spirito prende coscienza che se esiste una realtà pensabile, essa dipende dalle leggi dell'intelletto, cioè dalla struttura razionale del soggetto pensante. La coscienza si sviluppa dialetticamente attraverso tre momenti:
- 1.La certezza sensibile (tesi)
Il primo momento è quello della certezza sensibile, in cui l'oggetto appare come un quid ignoto, un "questo qui" immediato e indeterminato. La coscienza crede di cogliere la realtà nella sua immediatezza, ma in realtà coglie solo l'astratto, l'indistinto.
Il termine "certezza" è usato qui in senso ironico: rappresenta l'opposto della vera conoscenza, perché si fonda su un'assenza di riflessione. È una certezza ingenua che non mette in discussione se stessa, che non interroga criticamente l'esperienza. - 2.La percezione (antitesi)
Il secondo momento è quello della percezione (Wahrnehmung), in cui la coscienza fa esperienza sensibile dell'oggetto. Qui emerge la molteplicità delle determinazioni: l'oggetto non è più un semplice "questo", ma si articola in proprietà, qualità, relazioni. La percezione dà conto della ricchezza e della complessità del reale. - 3.L'intelletto (sintesi)
Il terzo momento è quello dell'intelletto (Verstand), che sintetizza la percezione in concetto. L'intelletto ricompone l'unità organizzativa dell'oggetto sulla base dell'esperienza sensibile: le molteplici percezioni vengono unificate in una rappresentazione coerente e stabile.
Hegel, pur riconoscendo il valore della rivoluzione copernicana kantiana, non accetta questa autolimitazione. Si chiede: è possibile indagare sullo sviluppo dello Spirito nella sua assolutezza, senza presupporre limiti invalicabili? La Fenomenologia è la risposta affermativa a questa domanda.
Per Hegel, tutto ciò che esiste è in continua trasformazione, e lo Spirito stesso è processo, divenire, movimento. Non esiste una dimensione statica o definitiva: anche quando lo Spirito giunge alle vette della conoscenza assoluta, lo fa attraverso un percorso che conserva in sé tutte le tappe superate.
È proprio al culmine di questo viaggio che lo Spirito assume la consapevolezza che pensiero e realtà coincidono: ciò che inizialmente appariva come una dimensione estranea, l'oggetto contrapposto al soggetto, si rivela essere manifestazione dello Spirito stesso.
Alla fine del percorso della Coscienza, emerge una consapevolezza fondamentale: se esiste un oggetto della conoscenza, deve esistere un soggetto che lo pensa. Il soggetto può capire chi è attraverso l'oggetto, ma non può limitarsi a questa relazione soggetto-oggetto.
Il momento decisivo si ha quando il soggetto comprende di non essere solo di fronte a oggetti inerti, ma di essere in relazione con altre coscienze. Quando una coscienza incontra un'altra coscienza, quando il soggetto riconosce nell'altro un altro soggetto, si forma l'Autocoscienza.
Questo passaggio è cruciale: non si tratta più semplicemente di conoscere oggetti esterni, ma di riconoscersi reciprocamente come soggetti. Si apre così la seconda grande tappa del viaggio dello Spirito, quella dell'Autocoscienza, in cui emergeranno le dialettiche fondamentali del riconoscimento, tra cui la celebre dialettica servo-signore.
L'Autocoscienza: il rapporto tra spiriti
L'Autocoscienza rappresenta la seconda grande tappa del viaggio dello Spirito ed è caratterizzata dal fatto di essere una dimensione storica ed empirica. Lo Spirito, nella sua concretezza, si incarna negli esseri umani: l'uomo non entra più in relazione soltanto con oggetti inerti, ma con altri uomini, e proprio attraverso questo confronto può conoscere meglio se stesso.Questo passaggio è fondamentale: l'autocoscienza non si costituisce nell'isolamento, ma nel rapporto con altre autocoscienze. Tuttavia, questa relazione non può che essere conflittuale: soggetti diversi portano con sé prospettive, desideri e volontà differenti, spesso in opposizione reciproca. Lo stesso Spirito presenta al proprio interno opposizioni e contraddizioni che si manifestano nel conflitto tra autocoscienze.
Il conflitto tra due autocoscienze si risolve con la vittoria di chi non ha paura della morte. Hegel anticipa qui una tematica che sarà poi ripresa da Nietzsche: l'individuo è un campo di battaglia interiore ed esteriore.
Nel confronto iniziale:
- Vince l'autocoscienza più spirituale, quella disposta a rischiare la vita per affermare la propria indipendenza
- Soccombe chi ha paura della morte, chi antepone la conservazione biologica all'affermazione di sé come soggetto libero
Il servo, in senso aristotelico, diventa oggetto al pari degli altri oggetti: uno strumento vivente nella disponibilità del padrone.
Ma qui interviene il rovesciamento dialettico tipicamente hegeliano. Se è vero che un'autocoscienza si riconosce come tale solo nella relazione con altre autocoscienze, allora:
- Il servo può ancora riconoscersi nella relazione con il padrone, che lo riconosce almeno come strumento utile
- Il padrone perde progressivamente il riconoscimento: non ha più un'altra autocoscienza in cui specchiarsi, perché considera il servo una semplice cosa. Il padrone regredisce spiritualmente.
Il lavoro assume in Hegel un significato profondamente positivo: lavorare significa imprimere un sigillo sulla natura, trasformarla secondo finalità umane. Attraverso il lavoro, il servo plasma la natura secondo la propria volontà razionale, si riconosce nei prodotti del proprio lavoro ed educa se stesso alla disciplina e alla pazienza.
Tuttavia, c'è anche un aspetto negativo: chi lavora per altri (il servo che lavora per il padrone) subisce un processo di alienazione (Entfremdung). Il termine deriva dal vocabolario giuridico e significa "vendere", "cedere", "trasferire ad altri".
Nel lavoro servile, il servo cede una parte della propria spiritualità alla natura e ai prodotti che non gli appartengono, impoverendosi spiritualmente. Proprio perché aveva tanto paura della morte materiale, il servo aveva inizialmente messo in secondo piano la propria dimensione spirituale.
La dialettica del riconoscimento (Anerkennung) diventa in Hegel la cifra delle relazioni interpersonali e storico-sociali. La conoscenza di sé, sia come individui che come gruppi sociali, passa necessariamente attraverso la relazione con gli altri.
All'inizio il rapporto è bidirezionale: entrambe le autocoscienze si riconoscono reciprocamente come tali. Ma quando si stabilisce la gerarchia, il riconoscimento diventa unilaterale: solo il servo riconosce il padrone come autocoscienza, mentre il padrone considera il servo una proprietà al pari delle altre cose.
Proprio per questo il servo diventa padrone spirituale mentre il padrone vero diventa padrone solo materiale. Il rovesciamento è completo: chi sembrava vincitore è in realtà sconfitto sul piano dello spirito.
Emerge qui l'importanza fondamentale del lavoro per tutta la filosofia successiva (Marx riprenderà questa intuizione). Secondo Hegel, attraverso il lavoro il servo si eleva spiritualmente: pur cedendo una parte di sé alla natura, è proprio grazie al lavoro che conquista la propria autonomia spirituale e diventa superiore al padrone.
Hegel sostiene che la filosofia deve rivendicare la concretezza della realtà, non rifugiarsi in astrazioni. Tuttavia, il servo, indebolito dalla dimensione materiale, segue un percorso che lo allontana temporaneamente dalla concretezza.
Il servo attraversa diverse tappe nel tentativo di liberarsi dalla propria condizione:
- 1.Lo stoicismo
Assume un atteggiamento stoico: mette in discussione l'importanza della dimensione materiale, cercando la libertà interiore nell'indifferenza verso le circostanze esterne. - 2.Lo scetticismo
Radicalizza questa posizione con un atteggiamento scettico: arriva a negare l'esistenza stessa della dimensione materiale. In questo modo regredisce dalla autocoscienza alla semplice coscienza. - 3.La coscienza infelice
Infine cade nella coscienza infelice (unglückliches Bewusstsein): non solo perde la relazione con l'autocoscienza, ma mette radicalmente in discussione la realtà stessa. Vede tutto ciò che le è opposto come estraneo e irraggiungibile.
Questa critica hegeliana ha una caratteristica antiromantic significativa. Mentre il Romanticismo tendeva a idealizzare il Medioevo come epoca di fede e unità spirituale, Hegel lo interpreta come momento di massima alienazione, in cui l'uomo si è estraniato da se stesso proiettando la propria essenza in un Dio trascendente.
È paradossale che questa critica provenga da Hegel, la cui stessa dialettica presenta forti tratti romantici: l'idea di totalità organica, il superamento delle scissioni, la concezione della realtà come vita e processo. Tuttavia, a differenza dei romantici, Hegel non cerca rifugio nell'immediatezza o nel sentimento, ma nella razionalità dialettica che comprende e supera le contraddizioni.
La Ragione
La Ragione (Vernunft) rappresenta la terza e ultima tappa del viaggio fenomenologico dello Spirito. Secondo Hegel, la Ragione è "la certezza di essere ogni realtà": non si limita a conoscere il mondo dall'esterno, ma sa (o intuisce) di essere identica alla struttura stessa del reale.La Ragione è la sintesi del percorso dialettico precedente e, rispetto al movimento dell'Aufhebung (superamento-conservazione), rappresenta una tesi differenziata: conserva in sé, in forma superata, tutti i momenti attraversati dalla Coscienza e dall'Autocoscienza.Per Hegel, l'epoca storica della Ragione corrisponde alla prima rivoluzione scientifica (XVI-XVII secolo), quando l'uomo moderno comincia a comprendere razionalmente le leggi della natura e a dominarla tecnicamente.
Hegel compie qui un'operazione teorica sorprendente: pone in relazione due caratteristiche apparentemente antitetiche: misticismo e razionalità. Nella filosofia antica, questa complementarietà era già presente nei Pitagorici, che univano speculazione matematica e visione mistica dell'ordine cosmico. Non a caso, secondo Hegel, la modernità si afferma dopo il Medioevo proprio recuperando questa sintesi: supera l'alienazione della coscienza infelice medievale attraverso un ritorno alla razionalità, ma arricchita dall'esperienza dell'interiorità.
La Ragione, secondo Hegel, è certa ma non lo sa ancora: possiede la certezza di essere ogni realtà, ma questa certezza è ancora immediata, non pienamente consapevole. Come la certezza sensibile era "certezza" in senso ironico (opposto della vera conoscenza), anche qui la certezza della Ragione deve diventare sapere attraverso un percorso.
Per questo la Ragione esplora la realtà allo scopo di capire il fondamento di questa certezza originaria. Deve conquistare concettualmente ciò che possiede intuitivamente.
Il percorso della Ragione si articola in tre momenti dialettici:
- 1.La Ragione osservatrice (tesi)
La Ragione osservatrice (beobachtende Vernunft) rappresenta il momento teoretico-conoscitivo. Qui la coscienza recupera la realtà dapprima attraverso il misticismo, poi attraverso l'osservazione scientifica.
La Ragione osservatrice comprende che se esistono leggi universali della natura, è perché esiste un soggetto razionale che le pensa. Le leggi intellettuali del soggetto corrispondono alle leggi naturali: non sono arbitrarie costruzioni mentali, ma strutture razionali del reale stesso.
Questo momento può essere associato all'intelletto kantiano e rimanda all'importanza dell'osservazione empirica nella rivoluzione scientifica: Galileo, Newton e gli scienziati moderni scoprono che la natura è scritta in linguaggio matematico, comprensibile alla ragione umana. - 2.La Ragione attiva (antitesi)
Ma la Ragione non si accontenta di conoscere la realtà: vuole anche dominarla. Qui emerge la Ragione attiva (handelnde Vernunft), che porta con sé lo sviluppo tecnico e il dominio pratico della natura.
Hegel illustra questo momento attraverso due figure antitetiche:
Il Faust è il simbolo della Ragione attiva nel suo aspetto problematico. Faust cerca di dominare la natura, ma come se non fosse parte del tutto, quindi in modo violento e distruttivo. È l'atteggiamento prometeico dell'uomo moderno che pretende di sottomettere completamente la natura, dimenticando di esserne parte.
Il poeta romantico rappresenta l'opposto: continua nella lamentazione verso la natura che lo sovrasta, che lui stesso cerca poi di "addomesticare" attraverso i sentimenti. È un atteggiamento di impotenza mascherata da sensibilità, l'antitesi rispetto all'attivismo faustiano.
Entrambi gli atteggiamenti sono unilaterali: Faust vuole dominare senza riconoscere, il poeta romantico vuole contemplare senza agire. Entrambi mancano della vera comprensione dialettica del rapporto uomo-natura. - 3.L'individualità in sé e per sé: l'Eticità (sintesi)
Queste esperienze conducono la coscienza a comprendere che l'unica esperienza autentica della corrispondenza tra pensiero e realtà si realizza nell'individualità in sé e per sé. In questo momento culminante, la coscienza diventa pienamente consapevole di essere tutta la realtà. Questa consapevolezza si concretizza nell'Eticità (Sittlichkeit), che è radicalmente diversa dalla semplice moralità (Moralität).
- Concreta: si realizza nelle istituzioni storiche (famiglia, società civile, stato)
- Sociale: l'individuo trova la sua realizzazione solo nel radicamento sociale
- Sostanziale: non è solo dovere soggettivo, ma vita effettiva nelle strutture etiche
È in questa dimensione etica che si conclude il percorso della coscienza. Lo Spirito comprende finalmente che se c'è una realtà razionale, c'è uno Spirito che non solo la pensa,non solo la conosce, ma soprattutto la vive.
La conoscenza non è contemplazione distaccata, ma vita effettiva: pensiero, conoscenza e prassi si unificano nell'eticità. Lo Spirito non è uno spettatore esterno della realtà, ma il soggetto stesso della storia che si realizza nelle istituzioni, nelle pratiche, nelle forme concrete della vita associata.
La vetta della conoscenza: lo Spirito Assoluto
Lo Spirito, dopo aver completato il percorso attraverso Coscienza, Autocoscienza e Ragione, giunge alla vetta della conoscenza che Hegel illustra con un'ulteriore triade:
Negli scritti teologici giovanili, Hegel aveva già sviluppato questa riflessione teorica mettendo in relazione Socrate (figura del concreto) e Gesù (figura dell'astratto).
Socrate dialoga con i suoi interlocutori senza astrarli dal loro contesto: li prende come cittadini ateniesi concreti, immersi nella loro comunità, nelle loro pratiche, nelle loro tradizioni. La sua maieutica è immanente alla vita della polis.
Gesù, pur avendo lo stesso obiettivo pedagogico-spirituale di Socrate, astrae i suoi interlocutori dalla loro condizione concreta. L'esempio paradigmatico è quando chiede a Pietro, pescatore di pesci, di diventare "pescatore di anime": lo separa dalla sua professione materiale per chiamarlo a una dimensione spirituale trascendente. In questo risuona la cultura protestante di Hegel, che valorizza l'interiorità e la vocazione individuale.
Socrate, però, si comporta così in maniera spontanea: la sua armonia con la polis non è stata messa alla prova dall'esperienza della scissione, del conflitto, dell'alienazione. Non c'è stato ancora il travaglio dell'antitesi.
Un'altra figura emblematica della bella eticità è Antigone, protagonista della tragedia di Sofocle. Antigone rappresenta il passaggio dalla bella eticità all'eticità moderna perché si oppone alle leggi della città.
Creonte, re di Tebe, decide di rifiutare la sepoltura al fratello di Antigone, Polinice, perché questi è morto da traditore combattendo contro la propria città. Ma Antigone, seguendo le leggi divine non scritte e i doveri familiari, seppellisce il fratello sfidando il decreto politico.
Si consuma così un conflitto tragico tra le leggi del cuore (i vincoli familiari, la pietà religiosa) e le leggi politiche (l'autorità dello stato). Antigone vive questo conflitto in modo drammatico: non sa con certezza se dovrebbe o non dovrebbe seppellire il fratello, ma decide infine di seguire il cuore, pagando con la propria vita.
Questa figura mostra come la spontaneità bella della Grecia antica contenesse già in sé le contraddizioni che l'avrebbero portata al tramonto.
Storicamente, questa fase corrisponde all'illuminismo e alla Rivoluzione francese. Hegel la illustra attraverso due figure paradigmatiche:
Il soggetto (lo Spirito) si rende conto di questa coincidenza progressivamente, attraverso tre forme dello Spirito Assoluto:
Per Hegel, l'ideale della spontaneità romantica è un aspetto negativo perché non implica l'esperienza del conflitto rappresentato dall'antitesi dialettica. Chi non ha attraversato la lacerazione, il dolore, la contraddizione, non può giungere alla vera conciliazione. La sintesi autentica non è ritorno all'innocenza originaria, ma conquista attraverso la negazione.
È importante notare che la sintesi di ogni tappa apre un passaggio successivo: la dialettica hegeliana è un processo aperto in cui ogni conclusione diventa nuovo inizio. Lo Spirito Assoluto si apre con la bella eticità (che era sintesi della Ragione), attraversa il regno della cultura (antitesi), e giunge al sapere assoluto (sintesi della sintesi).
- 1.La bella eticità (tesi)
- 2.Il regno della cultura (antitesi)
- 3.Il sapere assoluto (sintesi)
La bella eticità: la spontaneità greca
Storicamente, la bella eticità (schöne Sittlichkeit) corrisponde alla Grecia antica. Hegel la definisce "bella" nel senso di spontanea, immediata, armoniosa. Tuttavia, per Hegel – a differenza che per Kant – la spontaneità non è un tratto positivo: ciò che è spontaneo non ha ancora attraversato la prova del conflitto, non è stato sottoposto al vaglio e travaglio dell'antitesi dialettica.Negli scritti teologici giovanili, Hegel aveva già sviluppato questa riflessione teorica mettendo in relazione Socrate (figura del concreto) e Gesù (figura dell'astratto).
Socrate dialoga con i suoi interlocutori senza astrarli dal loro contesto: li prende come cittadini ateniesi concreti, immersi nella loro comunità, nelle loro pratiche, nelle loro tradizioni. La sua maieutica è immanente alla vita della polis.
Gesù, pur avendo lo stesso obiettivo pedagogico-spirituale di Socrate, astrae i suoi interlocutori dalla loro condizione concreta. L'esempio paradigmatico è quando chiede a Pietro, pescatore di pesci, di diventare "pescatore di anime": lo separa dalla sua professione materiale per chiamarlo a una dimensione spirituale trascendente. In questo risuona la cultura protestante di Hegel, che valorizza l'interiorità e la vocazione individuale.
Socrate, però, si comporta così in maniera spontanea: la sua armonia con la polis non è stata messa alla prova dall'esperienza della scissione, del conflitto, dell'alienazione. Non c'è stato ancora il travaglio dell'antitesi.
Un'altra figura emblematica della bella eticità è Antigone, protagonista della tragedia di Sofocle. Antigone rappresenta il passaggio dalla bella eticità all'eticità moderna perché si oppone alle leggi della città.
Creonte, re di Tebe, decide di rifiutare la sepoltura al fratello di Antigone, Polinice, perché questi è morto da traditore combattendo contro la propria città. Ma Antigone, seguendo le leggi divine non scritte e i doveri familiari, seppellisce il fratello sfidando il decreto politico.
Si consuma così un conflitto tragico tra le leggi del cuore (i vincoli familiari, la pietà religiosa) e le leggi politiche (l'autorità dello stato). Antigone vive questo conflitto in modo drammatico: non sa con certezza se dovrebbe o non dovrebbe seppellire il fratello, ma decide infine di seguire il cuore, pagando con la propria vita.
Questa figura mostra come la spontaneità bella della Grecia antica contenesse già in sé le contraddizioni che l'avrebbero portata al tramonto.
Il regno della cultura: Kant e Robespierre
L'antitesi della bella eticità è rappresentata dal regno della cultura (Reich der Bildung), il momento dell'opposizione radicale tra soggettività e realtà.Storicamente, questa fase corrisponde all'illuminismo e alla Rivoluzione francese. Hegel la illustra attraverso due figure paradigmatiche:
- Immanuel Kant rappresenta sul piano filosofico l'affermazione della libertà come conseguenza dell'imperativo categorico: la moralità è autonomia razionale del soggetto, che si dà da sé la propria legge morale indipendentemente dalle inclinazioni e dalla realtà empirica. È il trionfo della soggettività astratta.
- Maximilien Robespierre rappresenta sul piano storico-politico il tentativo di realizzare questa libertà astratta nella storia. Robespierre, protagonista del Terrore durante la Rivoluzione francese, cerca di istituire il terrore per garantire la libertà conquistata. È il paradosso della libertà astratta che, volendo imporsi alla realtà recalcitrante, si rovescia nel suo opposto: la violenza totalitaria.
Il sapere assoluto: la conciliazione finale
Il superamento di questa situazione conflittuale avviene nel sapere assoluto (absolutes Wissen), che rappresenta la conciliazione del soggetto con la realtà e la piena consapevolezza della coincidenza tra soggetto e oggetto.Il soggetto (lo Spirito) si rende conto di questa coincidenza progressivamente, attraverso tre forme dello Spirito Assoluto:
- 1.L'arte (rappresentazione sensibile)
L'arte esprime la verità in forma sensibile-intuitiva (questa sarà sviluppata successivamente nell'Estetica). - 2.La religione (rappresentazione)
La religione esprime la verità in forma di rappresentazione (Vorstellung). Hegel analizza lo sviluppo storico delle religioni attraverso una triade:- 1.Religioni orientali: caratterizzate da panteismo naturalistico, immediatezza, dissoluzione dell'individuo nel tutto
- 2.Religioni artistiche classiche: la Grecia antica, dove il divino assume forma umana (antropomorfismo degli dei)
- 3.Religione cristiana: la sintesi più elevata nell'ambito religioso
- 1.
- 3.La filosofia (concetto)
Alla religione cristiana subentra infine la filosofia, che esprime la stessa verità non più in forma di rappresentazione simbolica o narrativa, ma in forma di concetto (Begriff).
La filosofia hegeliana è quindi la piena autocoscienza dello Spirito: lo Spirito comprende razionalmente di essere la totalità del reale, di essere identico alla razionalità che governa la natura e la storia. Non c'è più scissione tra pensiero e realtà, soggetto e oggetto, finito e infinito.
Per Hegel, l'ideale della spontaneità romantica è un aspetto negativo perché non implica l'esperienza del conflitto rappresentato dall'antitesi dialettica. Chi non ha attraversato la lacerazione, il dolore, la contraddizione, non può giungere alla vera conciliazione. La sintesi autentica non è ritorno all'innocenza originaria, ma conquista attraverso la negazione.
È importante notare che la sintesi di ogni tappa apre un passaggio successivo: la dialettica hegeliana è un processo aperto in cui ogni conclusione diventa nuovo inizio. Lo Spirito Assoluto si apre con la bella eticità (che era sintesi della Ragione), attraversa il regno della cultura (antitesi), e giunge al sapere assoluto (sintesi della sintesi).
L'Enciclopedia delle Scienze Filosofiche in Compendio
Il termine enciclopedia (Enzyklopädie) rimanda etimologicamente al sapere circolare e completo (enkyklios paideia), la formazione che abbraccia l'intero cerchio delle conoscenze. L'Enciclopedia delle Scienze Filosofiche in Compendio (1817, con successive edizioni ampliate nel 1827 e 1830) è un'altra opera fondamentale di Hegel, che rappresenta il culmine del cammino filosofico hegeliano.Quest'opera affronta sistematicamente il modo in cui lo Spirito si è dispiegato nei vari ambiti del sapere filosofico. Le conclusioni delle lezioni universitarie di Hegel, quelle pubblicate postumamente dai suoi allievi (su estetica, filosofia della religione, filosofia della storia, storia della filosofia), sono state compendiate – cioè sintetizzate e organizzate – in questa enciclopedia.
L'opera è strutturata secondo la triade dialettica fondamentale:
La Logica, con altre parole testuali di Hegel, rappresenta "lo scheletro della realtà": è la struttura razionale pura che successivamente "acquisirà corpo" nella natura e nello spirito. Tutta la realtà ha una struttura razionale che si manifesterà pienamente nel suo sviluppo attraverso il percorso dialettico.
È qui che Hegel formula la sua famosa affermazione programmatica:
(Was vernünftig ist, das ist wirklich; und was wirklich ist, das ist vernünftig).
Questa frase, apparentemente semplice, contiene un'enorme carica teorica e politica, e diventerà il punto di divisione tra gli allievi di Hegel.
Dopo la morte di Hegel (1831), i suoi allievi si divisero in Destra hegeliana e Sinistra hegeliana – termini derivati dalla divisione topografica del parlamento francese, dove tradizionalmente i conservatori sedevano a destra e i progressisti a sinistra.
La Destra hegeliana privilegia la prima parte della frase: "Tutto ciò che è reale è razionale".
Interpretazione politica: tutto ciò che esiste realmente (le istituzioni esistenti, lo stato prussiano, la monarchia) ha una ragione d'essere e quindi va conservato. C'è un chiaro intento conservatore: la realtà attuale è razionale, quindi non va sovvertita ma compresa e mantenuta.
Interpretazione filosofica: se lo scheletro della realtà è tale che la realtà ha una struttura razionale necessaria, allora il compito della filosofia è contemplativo, non trasformativo.
Sul rapporto religione-filosofia: gli allievi della Destra ritengono che religione e filosofia siano sullo stesso piano – come sostiene (secondo loro) Hegel. Anche la religione, al pari della filosofia, coglie l'assoluto, semplicemente in forma diversa (rappresentazione vs concetto). Non c'è quindi conflitto tra fede e ragione, tra Chiesa e Stato.
Sulla storia della filosofia: secondo la Destra, la filosofia è giunta al suo culmine con Hegel. Il sistema hegeliano è la verità definitiva, non può essere superato ma solo applicato e difeso.
Limiti: nella Destra hegeliana non emergono nomi particolarmente importanti o originali, proprio perché viene meno l'originalità filosofica: ci si limita a conservare e difendere l'ortodossia del maestro.
La Sinistra hegeliana (o Giovani hegeliani) privilegia invece la seconda parte della frase: "Tutto ciò che è razionale è reale".
Interpretazione politica: ciò che è veramente razionale (la libertà, l'uguaglianza, la giustizia) deve diventare reale. Se la realtà attuale contraddice la razionalità, allora va trasformata, superata, rivoluzionata. La filosofia non contempla, ma critica e trasforma la realtà esistente.
Figure importanti: nella Sinistra hegeliana emergono nomi di enorme rilevanza filosofica:
Sulla storia della filosofia: Hegel è preso come punto di riferimento da superare. Il suo sistema va rovesciato (Marx), radicalizzato, trasformato. La dialettica hegeliana contiene una dinamica critico-rivoluzionaria che va liberata dai suoi elementi conservatori.
Una questione interpretativa importante è se Hegel stesso fosse "di destra" o "di sinistra". La verità è che Hegel è tanto di destra quanto di sinistra – o forse nessuna delle due cose.
Da un lato, il Hegel maturo sembra effettivamente conservatore: difende la monarchia costituzionale prussiana, critica l'astrattismo rivoluzionario, afferma la razionalità del reale.
Dall'altro, la sua dialettica contiene un principio intrinsecamente critico e dinamico: nulla è definitivo, ogni forma si rivela contraddittoria e destinata al superamento, la realtà è processo e non sostanza fissa.
Entrambe le scuole potevano quindi rivendicare aspetti autentici del pensiero hegeliano, accentuandone però unilateralmente solo un polo dialettico: la conservazione (destra) o il superamento (sinistra).
L'opera è strutturata secondo la triade dialettica fondamentale:
- 1.La Logica (tesi)
Tratta l'Idea in sé (an sich): l'Idea nella sua purezza logica, prima di esteriorizzarsi nella natura - 2.La Filosofia della Natura (antitesi)
Tratta l'Idea fuori di sé (außer sich): l'Idea alienata, esteriorizzata nella dimensione spazio-temporale della natura - 3.La Filosofia dello Spirito (sintesi)
La sintesi della sintesi, tratta l'Idea in sé e per sé (an und für sich): l'Idea che ritorna in sé attraverso lo Spirito, portando a compimento il movimento dialettico. A sua volta, la Filosofia dello Spirito si articola in una triade:- Spirito soggettivo (tesi): antropologia, fenomenologia, psicologia
- Spirito oggettivo (antitesi): diritto, moralità, eticità (famiglia, società civile, stato)
- Spirito assoluto (sintesi): arte, religione, filosofia
La Logica, con altre parole testuali di Hegel, rappresenta "lo scheletro della realtà": è la struttura razionale pura che successivamente "acquisirà corpo" nella natura e nello spirito. Tutta la realtà ha una struttura razionale che si manifesterà pienamente nel suo sviluppo attraverso il percorso dialettico.
È qui che Hegel formula la sua famosa affermazione programmatica:
"Tutto ciò che è reale è razionale, e tutto ciò che è razionale è reale"
(Was vernünftig ist, das ist wirklich; und was wirklich ist, das ist vernünftig).
Questa frase, apparentemente semplice, contiene un'enorme carica teorica e politica, e diventerà il punto di divisione tra gli allievi di Hegel.
Dopo la morte di Hegel (1831), i suoi allievi si divisero in Destra hegeliana e Sinistra hegeliana – termini derivati dalla divisione topografica del parlamento francese, dove tradizionalmente i conservatori sedevano a destra e i progressisti a sinistra.
La Destra hegeliana privilegia la prima parte della frase: "Tutto ciò che è reale è razionale".
Interpretazione politica: tutto ciò che esiste realmente (le istituzioni esistenti, lo stato prussiano, la monarchia) ha una ragione d'essere e quindi va conservato. C'è un chiaro intento conservatore: la realtà attuale è razionale, quindi non va sovvertita ma compresa e mantenuta.
Interpretazione filosofica: se lo scheletro della realtà è tale che la realtà ha una struttura razionale necessaria, allora il compito della filosofia è contemplativo, non trasformativo.
Sul rapporto religione-filosofia: gli allievi della Destra ritengono che religione e filosofia siano sullo stesso piano – come sostiene (secondo loro) Hegel. Anche la religione, al pari della filosofia, coglie l'assoluto, semplicemente in forma diversa (rappresentazione vs concetto). Non c'è quindi conflitto tra fede e ragione, tra Chiesa e Stato.
Sulla storia della filosofia: secondo la Destra, la filosofia è giunta al suo culmine con Hegel. Il sistema hegeliano è la verità definitiva, non può essere superato ma solo applicato e difeso.
Limiti: nella Destra hegeliana non emergono nomi particolarmente importanti o originali, proprio perché viene meno l'originalità filosofica: ci si limita a conservare e difendere l'ortodossia del maestro.
La Sinistra hegeliana (o Giovani hegeliani) privilegia invece la seconda parte della frase: "Tutto ciò che è razionale è reale".
Interpretazione politica: ciò che è veramente razionale (la libertà, l'uguaglianza, la giustizia) deve diventare reale. Se la realtà attuale contraddice la razionalità, allora va trasformata, superata, rivoluzionata. La filosofia non contempla, ma critica e trasforma la realtà esistente.
Figure importanti: nella Sinistra hegeliana emergono nomi di enorme rilevanza filosofica:
- Ludwig Feuerbach (1804-1872): critica della religione come alienazione, materialismo antropologico
- Bruno Bauer (1809-1882): critica radicale del cristianesimo
- Karl Marx (1818-1883): materialismo storico, critica dell'economia politica, comunismo
- Max Stirner (1806-1856): individualismo anarchico, critica radicale di ogni forma di autorità
Sulla storia della filosofia: Hegel è preso come punto di riferimento da superare. Il suo sistema va rovesciato (Marx), radicalizzato, trasformato. La dialettica hegeliana contiene una dinamica critico-rivoluzionaria che va liberata dai suoi elementi conservatori.
Una questione interpretativa importante è se Hegel stesso fosse "di destra" o "di sinistra". La verità è che Hegel è tanto di destra quanto di sinistra – o forse nessuna delle due cose.
Da un lato, il Hegel maturo sembra effettivamente conservatore: difende la monarchia costituzionale prussiana, critica l'astrattismo rivoluzionario, afferma la razionalità del reale.
Dall'altro, la sua dialettica contiene un principio intrinsecamente critico e dinamico: nulla è definitivo, ogni forma si rivela contraddittoria e destinata al superamento, la realtà è processo e non sostanza fissa.
Entrambe le scuole potevano quindi rivendicare aspetti autentici del pensiero hegeliano, accentuandone però unilateralmente solo un polo dialettico: la conservazione (destra) o il superamento (sinistra).
Lo Spirito Oggettivo
Lo Spirito Oggettivo (objektiver Geist) rappresenta la seconda grande sezione della Filosofia dello Spirito nell'Enciclopedia hegeliana. Fa riferimento al diritto in senso lato, inteso come l'insieme delle strutture che regolano la vita esteriore degli individui nella loro dimensione sociale e politica.
Il diritto occidentale ruota attorno al concetto di persona (Person). Hegel usa questo termine recuperandone il significato etimologico latino: persona deriva da per-sonare, la maschera teatrale attraverso cui risuonava la voce dell'attore nel teatro antico.
Il diritto è dunque il luogo dove si dispiegano i rapporti tra le persone, cioè tra le "maschere" giuridiche: soggetti astratti, portatori formali di diritti e doveri. Nel diritto astratto l'individuo è considerato solo nella sua veste esteriore di titolare di proprietà e contraente.
Secondo Hegel, il diritto è astratto perché manca ancora della comprensione della dimensione concreta dell'esistenza umana: si occupa solo dell'esteriorità dei rapporti (proprietà, contratti, delitti), non dell'interiorità morale della persona.
Il diritto astratto viene superato dalla moralità (Moralität). Qui Hegel compie un tentativo di fondare l'agire politico su base etica: vuole far capire che la massima realizzazione dell'uomo non consiste nell'obbedire a leggi esterne che lo costringono, ma nell'agire per libera volontà, seguendo la propria coscienza morale.
L'antitesi è quindi rappresentata dalla moralità, che bilancia l'eccesso di astrattezza del diritto con l'approfondimento dell'interiorità soggettiva. Hegel riprende qui la morale kantiana, caratterizzata da Autonomia della volontà, Imperativo categorico e Intenzione come criterio del valore morale.
Ma la moralità kantiana è a sua volta unilaterale: è troppo soggettiva, astratta, formale. Non tiene conto del fatto che la volontà morale si realizza concretamente solo nelle istituzioni storiche.
Emerge qui una delle grandi domande della riflessione politica hegeliana: perché esiste questo scarto tra la dimensione della legge e la vita reale? Come si può conciliare l'universalità del diritto con la particolarità degli individui concreti?
Andando avanti nella triade che definisce lo Spirito Oggettivo, si arriva alla eticità (Sittlichkeit), la sintesi di diritto astratto e moralità soggettiva.
L'eticità rappresenta la vita etica sostanziale, incarnata nelle istituzioni storiche concrete. Non è né pura esteriorità giuridica né pura interiorità morale, ma prassi vivente nella comunità.
L'eticità è a sua volta suddivisa in una triade:
Il diritto occidentale ruota attorno al concetto di persona (Person). Hegel usa questo termine recuperandone il significato etimologico latino: persona deriva da per-sonare, la maschera teatrale attraverso cui risuonava la voce dell'attore nel teatro antico.
Il diritto è dunque il luogo dove si dispiegano i rapporti tra le persone, cioè tra le "maschere" giuridiche: soggetti astratti, portatori formali di diritti e doveri. Nel diritto astratto l'individuo è considerato solo nella sua veste esteriore di titolare di proprietà e contraente.
Secondo Hegel, il diritto è astratto perché manca ancora della comprensione della dimensione concreta dell'esistenza umana: si occupa solo dell'esteriorità dei rapporti (proprietà, contratti, delitti), non dell'interiorità morale della persona.
Il diritto astratto viene superato dalla moralità (Moralität). Qui Hegel compie un tentativo di fondare l'agire politico su base etica: vuole far capire che la massima realizzazione dell'uomo non consiste nell'obbedire a leggi esterne che lo costringono, ma nell'agire per libera volontà, seguendo la propria coscienza morale.
L'antitesi è quindi rappresentata dalla moralità, che bilancia l'eccesso di astrattezza del diritto con l'approfondimento dell'interiorità soggettiva. Hegel riprende qui la morale kantiana, caratterizzata da Autonomia della volontà, Imperativo categorico e Intenzione come criterio del valore morale.
Ma la moralità kantiana è a sua volta unilaterale: è troppo soggettiva, astratta, formale. Non tiene conto del fatto che la volontà morale si realizza concretamente solo nelle istituzioni storiche.
Emerge qui una delle grandi domande della riflessione politica hegeliana: perché esiste questo scarto tra la dimensione della legge e la vita reale? Come si può conciliare l'universalità del diritto con la particolarità degli individui concreti?
Andando avanti nella triade che definisce lo Spirito Oggettivo, si arriva alla eticità (Sittlichkeit), la sintesi di diritto astratto e moralità soggettiva.
L'eticità rappresenta la vita etica sostanziale, incarnata nelle istituzioni storiche concrete. Non è né pura esteriorità giuridica né pura interiorità morale, ma prassi vivente nella comunità.
L'eticità è a sua volta suddivisa in una triade:
- 1.La Famiglia (tesi)
La famiglia rappresenta il momento dell'eticità immediata, caratterizzata da una unità naturale fondata sull'amore e sul sentimento, in cui ci si cura dei propri membri specifici che non sono individui separati ma parti di un tutto.
Hegel intende la famiglia in senso aristotelico: Aristotele aveva identificato nella famiglia il nucleo originario della vita politica, con tre scopi fondamentali: la procreazione (continuità della specie), la formazione di un patrimonio (base economica), l'educazione dei figli (trasmissione culturale), aspetti alla base della triade interna della famiglia hegeliana (matrimonio, patrimonio, educazione).
Questo è un tratto molto conservatore del pensiero hegeliano: la famiglia tradizionale costituisce il nucleo dello Stato etico. Dopo l'educazione, i figli cresciuti potranno costituire nuove famiglie di individui che da "atomistici" (separati) diventano "molecolari" (uniti in nuovi nuclei familiari), oppure non costituire famiglie, rimanendo individui atomistici che entrano nella società civile. - 2.La Società Civile (antitesi)
La società civile (bürgerliche Gesellschaft) rappresenta una delle grandi invenzioni concettuali di Hegel, un contributo originale alla filosofia politica moderna. Il termine tedesco significa letteralmente "società borghese", ma fu tradotto in italiano come "società civile" dal filosofo del diritto Norberto Bobbio (1909-2004), figura che rappresentò un punto di riferimento morale della vita civile italiana nel Novecento.
La società civile costituisce la dimensione etica esteriore in cui gli individui, una volta usciti dalla particolarità protettiva della famiglia, entrano in rapporti di tipo economico e sociale con altri individui. Questa sfera si caratterizza per un forte individualismo: ciascun membro persegue innanzitutto i propri interessi privati particolari, mosso dalle proprie necessità e aspirazioni personali.
I rapporti nella società civile sono regolati principalmente dalla logica economica del mercato. Hegel descrive questa dimensione come il sistema dei bisogni, dove ciascuno lavora per soddisfare i propri bisogni materiali e, attraverso lo scambio e la divisione del lavoro, finisce indirettamente per soddisfare anche quelli altrui. Questa dimensione dei rapporti pubblici funziona secondo una logica interna che richiama la celebre teoria della "mano invisibile" di Adam Smith: ogni singolo individuo, perseguendo il proprio interesse economico particolare, contribuisce involontariamente e senza averlo direttamente inteso al benessere collettivo generale.
Hegel riconosce quindi nei rapporti liberisti del mercato un meccanismo razionale di coordinamento spontaneo degli interessi privati. Il panettiere non fa il pane per altruismo verso i concittadini, ma per guadagnarsi da vivere; tuttavia, proprio perseguendo questo interesse egoistico, soddisfa il bisogno collettivo di pane. È una razionalità immanente al sistema economico stesso.
Tuttavia, Hegel non è un ingenuo apologeta del mercato. La società civile presenta anche profonde contraddizioni che ne rivelano i limiti. Essa tende inevitabilmente a produrre disuguaglianze economiche sempre più marcate: l'accumulazione di ricchezza da un lato genera necessariamente povertà dall'altro. Questo processo porta alla formazione di una plebe (Pöbel), una classe di esclusi che non riesce a partecipare al benessere prodotto dalla società e che perde il senso della propria dignità. La società civile rischia inoltre di atomizzare completamente la comunità, frantumandola in una moltitudine di individui egoisti chiusi nei propri interessi particolari, senza alcun vincolo sostanziale che li unisca.
Il problema fondamentale è che la società civile, lasciata a se stessa, non possiede al proprio interno un principio di unità razionale capace di ricomporla in una totalità armonica. Ha bisogno di essere integrata in una dimensione superiore che ne conservi la vitalità economica ma ne superi la frammentazione. Questa dimensione superiore sarà precisamente lo Stato. - 3.Lo Stato (sintesi)
Lo Stato (Staat) rappresenta la sintesi superiore e il momento culminante dell'intera sfera dell'eticità. Non è semplicemente un'istituzione politica tra le altre, ma la realizzazione della razionalità oggettiva nella storia, il luogo dove la libertà umana trova la sua espressione più compiuta e concreta.
Per Hegel, lo Stato non può essere ridotto a un semplice strumento al servizio degli individui, come vorrebbe la tradizione liberale che lo concepisce quale garante esterno dei diritti individuali preesistenti. Non è nemmeno un male necessario da tollerare e limitare il più possibile, come sostengono le correnti anarchiche o libertarie. Al contrario, lo Stato hegeliano è la sostanza etica vivente, la comunità razionale in cui l'individuo trova la propria piena realizzazione come essere libero e razionale. Lungi dall'essere un'imposizione esterna che limita la libertà individuale, lo Stato è la condizione stessa che rende possibile la vera libertà.
Lo Stato hegeliano si caratterizza come totalità organica, ma questo non significa affatto un'unità indifferenziata o totalitaria che annulla le differenze. È invece un intero differenziato, un organismo vivente che mantiene e valorizza al proprio interno le articolazioni particolari. Lo Stato è razionalità in atto, incarnazione storica concreta della ragione che governa il mondo. Rappresenta l'universalità concreta, capace di superare dialetticamente sia il particolarismo chiuso della famiglia che l'atomismo dispersivo della società civile, conservandoli però come momenti necessari della propria struttura.
Un aspetto fondamentale da comprendere è che per Hegel non esiste fusione o confusione tra dimensione privata e dimensione pubblica. Lo Stato non annulla né la famiglia né la società civile, ma le conserva e integra come momenti necessari della propria articolazione interna. Non si tratta di cancellare la vita privata, gli affetti familiari o gli interessi economici particolari, ma di ricomprenderli in un'unità superiore che dia loro senso e direzione razionale. Lo Stato è appunto un intero differenziato che mantiene vive al proprio interno le distinzioni e le sfere particolari, impedendo sia la frammentazione anarchica che l'uniformità totalitaria.
La realizzazione massima dell'eticità si compie quindi nello Stato etico, espressione che va intesa correttamente per evitare equivoci pericolosi. Non si tratta di uno stato totalitario che opprime l'individuo imponendogli dall'esterno una morale di stato, come avverrà tragicamente nel Novecento con i totalitarismi che pretenderanno (a torto) di richiamarsi a Hegel. Lo Stato etico hegeliano è piuttosto la comunità razionale in cui l'individuo realizza la propria libertà concreta non contro lo Stato ma attraverso la partecipazione consapevole alla vita collettiva. È il luogo dove la volontà particolare dell'individuo si riconosce nella volontà universale della comunità, senza perdere se stessa ma anzi trovando in questa identificazione la propria più autentica realizzazione. L'individuo che vive pienamente la cittadinanza nello Stato etico non si sente oppresso dalle leggi, perché riconosce in esse l'espressione della propria stessa razionalità oggettivata nelle istituzioni.