Feuerbach
XX secolo

Dopo la morte di Hegel, i suoi seguaci si divisero profondamente su alcune questioni fondamentali, in particolare sull'interpretazione della celebre affermazione hegeliana "tutto ciò che è reale è razionale, tutto ciò che è razionale è reale" e sul significato stesso della dialettica. In questo contesto di frammentazione della scuola hegeliana, Ludwig Feuerbach occupa una posizione particolare: pur essendo inizialmente vicino alla sinistra hegeliana, non ne fa parte in modo organico, rappresentando piuttosto una via di mezzo tra Hegel e le correnti materialistiche emergenti.
Le due critiche fondamentali a Hegel
Feuerbach muove ad Hegel due critiche radicali che costituiscono il nucleo del suo pensiero filosofico.
A differenza di Hegel, Feuerbach non parla di una categoria universale e astratta: per lui gli uomini concreti sono alienati. Questa alienazione, prodotta dalla cultura filosofica e religiosa, provoca nell'individuo (nel sinolo di corpo e anima) una scissione interiore drammatica.
L'uomo, credendo reale questa scissione tra sé e una dimensione superiore, cede la parte migliore di sé – la mente, la ragione, i sentimenti più nobili, la volontà – a un'entità esterna: Dio per i cristiani, l'Idea assoluta per Hegel. L'uomo si sottomette a queste entità senza riconoscere che in realtà sono proiezioni delle sue stesse qualità, oggettivazioni alienate della sua essenza umana.
Per questo motivo, Feuerbach propone l'ateismo come dovere morale: l'uomo deve riconquistare la propria unità, riappropriarsi di ciò che ha proiettato fuori di sé.
- l'inversione dei rapporti di predicazione:
Feuerbach sostiene che Hegel abbia invertito i rapporti di predicazione: ha trasformato il pensiero in soggetto e ha ridotto l'uomo concreto a semplice predicato. In realtà, osserva Feuerbach, se esiste il pensiero, ciò può accadere solo perché esiste un uomo in carne e ossa che pensa. Non è il pensiero astratto a produrre l'uomo, ma l'uomo concreto, sensibile, corporeo a produrre il pensiero. Hegel ha dunque capovolto la realtà, ponendo l'idea al posto dell'essere umano reale. - lo scambio tra concreto e astratto:
La seconda critica è strettamente connessa alla prima: Hegel ha reso concreto l'astratto e astratto il concreto. Ha trasformato categorie mentali e concetti in realtà sostanziali, mentre ha ridotto la realtà concreta dell'uomo a momento subordinato dello sviluppo dell'Idea assoluta.
A differenza di Hegel, Feuerbach non parla di una categoria universale e astratta: per lui gli uomini concreti sono alienati. Questa alienazione, prodotta dalla cultura filosofica e religiosa, provoca nell'individuo (nel sinolo di corpo e anima) una scissione interiore drammatica.
L'uomo, credendo reale questa scissione tra sé e una dimensione superiore, cede la parte migliore di sé – la mente, la ragione, i sentimenti più nobili, la volontà – a un'entità esterna: Dio per i cristiani, l'Idea assoluta per Hegel. L'uomo si sottomette a queste entità senza riconoscere che in realtà sono proiezioni delle sue stesse qualità, oggettivazioni alienate della sua essenza umana.
Per questo motivo, Feuerbach propone l'ateismo come dovere morale: l'uomo deve riconquistare la propria unità, riappropriarsi di ciò che ha proiettato fuori di sé.
L'analisi psicologica dell'alienazione religiosa
Feuerbach conduce un'indagine originale, quasi psicologica, chiedendosi perché esista questo bisogno umano di alienarsi. Individua nell'uomo due bisogni fondamentali: il bisogno di esteriorizzarsi, ovvero di esprimere la propria essenza, e quello di eternizzarsi, che l'uomo realizza attraverso la riproduzione L'uomo si è alienato religiosamente perché ha posto fuori di sé, in un essere fantastico chiamato Dio, le sue qualità migliori. Ma perché lo ha fatto? Feuerbach identifica diverse ragioni:
L'uomo deve riappropriarsi delle sue qualità migliori che ha alienato in Dio, e deve farlo non per chiudersi nell'individualismo, ma per amare concretamente il proprio prossimo.
Per Feuerbach, l'unico Dio che esiste è l'uomo stesso: se le qualità divine sono in realtà qualità umane, dobbiamo esercitarle nei confronti dei nostri simili, non sprecarle in un culto rivolto a entità immaginarie. L'uomo non è un individuo isolato, ma essenzialmente relazione, sostegno reciproco con gli altri esseri umani.
Feuerbach propone quindi il filantropismo (letteralmente "amore per l'uomo") come alternativa alla religione tradizionale: un amore per il prossimo che non deve passare attraverso la mediazione di Dio, ma deve essere diretto, concreto, immanente.
La vera religione non è quella che aliena le qualità umane in un essere trascendente, ma quella che riconosce nella relazione d'amore tra gli esseri umani concreti il fondamento dell'esistenza morale e sociale. L'uomo deve essere Dio per l'uomo (homo homini deus), restituendo all'umanità quella dignità assoluta che la tradizione religiosa e filosofica aveva attribuito a entità astratte.
- La fragilità umana: l'uomo è consapevole della propria vulnerabilità e caducità, e quindi proietta in Dio l'eternità che lui stesso non possiede
- La volontà di potenza: l'uomo ha alienato in Dio la propria volontà di potere, creando un essere onnipotente che compensa la sua impotenza
- La dipendenza dalla natura: Dio rappresenta per l'uomo la divinizzazione della natura, di cui ha bisogno per sopravvivere ma che non può controllare
L'uomo deve riappropriarsi delle sue qualità migliori che ha alienato in Dio, e deve farlo non per chiudersi nell'individualismo, ma per amare concretamente il proprio prossimo.
Per Feuerbach, l'unico Dio che esiste è l'uomo stesso: se le qualità divine sono in realtà qualità umane, dobbiamo esercitarle nei confronti dei nostri simili, non sprecarle in un culto rivolto a entità immaginarie. L'uomo non è un individuo isolato, ma essenzialmente relazione, sostegno reciproco con gli altri esseri umani.
Feuerbach propone quindi il filantropismo (letteralmente "amore per l'uomo") come alternativa alla religione tradizionale: un amore per il prossimo che non deve passare attraverso la mediazione di Dio, ma deve essere diretto, concreto, immanente.
La vera religione non è quella che aliena le qualità umane in un essere trascendente, ma quella che riconosce nella relazione d'amore tra gli esseri umani concreti il fondamento dell'esistenza morale e sociale. L'uomo deve essere Dio per l'uomo (homo homini deus), restituendo all'umanità quella dignità assoluta che la tradizione religiosa e filosofica aveva attribuito a entità astratte.
La filosofia hegeliana come teologia razionalizzata
Una delle affermazioni più significative di Feuerbach è la seguente: "Chi non rinuncia alla filosofia di Hegel non rinuncia neppure alla teologia". Questa frase racchiude il nucleo della sua critica.La dottrina hegeliana, secondo cui la natura o la realtà è posta dall'Idea, non è altro che l'espressione in termini razionali della dottrina teologica secondo cui la natura è creata da Dio. In altre parole, Hegel ha semplicemente tradotto in linguaggio filosofico il dogma cristiano: sostiene che il mondo materiale è creato da un essere immateriale, cioè astratto (l'Idea assoluta, proprio come Dio nella teologia).Per Feuerbach, la filosofia hegeliana è quindi la traduzione filosofica della teologia cristiana, in particolare del dogma trinitario. Hegel non ha superato la religione, ma l'ha semplicemente razionalizzata, mantenendone intatta la struttura alienante.
Nelle Tesi provvisorie per la riforma della filosofia, Feuerbach afferma: "Le idee scaturiscono soltanto dalla comunicazione, solo dalla comunicazione dell'uomo con l'uomo". Questo principio è rivoluzionario: l'uomo non si eleva al concetto, alla ragione in generale, da solo, ma insieme con l'altro. Occorrono due uomini per creare l'uomo, sia sul piano fisico (la riproduzione biologica) sia su quello spirituale (la formazione del pensiero).
La comunione dell'uomo con l'uomo è dunque il primo principio e il primo criterio della verità e della validità universale. Come esiste un parto biologico, esiste per Feuerbach anche un "parto spirituale": l'uomo è creatore, crea il pensiero attraverso la relazione con gli altri. Non c'è un Dio o un'Idea astratta che crea l'uomo dall'alto; c'è invece un elemento di concretezza naturale e sociale alla base dell'esistenza umana.
Questa prospettiva configura una sorta di comunismo naturalistico: l'uomo è "comune" per natura, è essenzialmente essere sociale. Nella religione l'uomo oggettiva questa sua natura relazionale, ma la proietta alienandola in Dio. Feuerbach, insieme agli altri filosofi della sinistra hegeliana, recupera l'istanza religiosa (il bisogno di comunità, di relazione, di amore) ma la riporta sulla terra, in favore dell'uomo concreto.
Una terza citazione fondamentale chiarisce il programma filosofico-politico di Feuerbach:
Questo programma implica una consapevolezza fondamentale: dove c'è miseria materiale, non può esserci pieno sviluppo del pensiero. Il pensiero non è un'entità astratta e autonoma, ma dipende dalle condizioni ambientali e materiali dell'esistenza.
Da qui la celebre affermazione: "L'uomo è ciò che mangia" (Der Mensch ist, was er isst). Questa frase, spesso fraintesa come riduzionismo materialistico volgare, significa che le condizioni materiali di vita – l'alimentazione, la salute, le condizioni economiche – sono la base necessaria per lo sviluppo spirituale.
Feuerbach non nega la dimensione spirituale: afferma che l'uomo ha bisogno sia di nutrimento fisico sia di nutrimento spirituale. Ma sottolinea che non può esserci autentica vita spirituale senza che siano garantite le condizioni materiali minime dell'esistenza. Prima di poter filosofare, l'uomo deve poter mangiare, vivere in condizioni dignitose, soddisfare i bisogni fondamentali del corpo.
Nelle Tesi provvisorie per la riforma della filosofia, Feuerbach afferma: "Le idee scaturiscono soltanto dalla comunicazione, solo dalla comunicazione dell'uomo con l'uomo". Questo principio è rivoluzionario: l'uomo non si eleva al concetto, alla ragione in generale, da solo, ma insieme con l'altro. Occorrono due uomini per creare l'uomo, sia sul piano fisico (la riproduzione biologica) sia su quello spirituale (la formazione del pensiero).
La comunione dell'uomo con l'uomo è dunque il primo principio e il primo criterio della verità e della validità universale. Come esiste un parto biologico, esiste per Feuerbach anche un "parto spirituale": l'uomo è creatore, crea il pensiero attraverso la relazione con gli altri. Non c'è un Dio o un'Idea astratta che crea l'uomo dall'alto; c'è invece un elemento di concretezza naturale e sociale alla base dell'esistenza umana.
Questa prospettiva configura una sorta di comunismo naturalistico: l'uomo è "comune" per natura, è essenzialmente essere sociale. Nella religione l'uomo oggettiva questa sua natura relazionale, ma la proietta alienandola in Dio. Feuerbach, insieme agli altri filosofi della sinistra hegeliana, recupera l'istanza religiosa (il bisogno di comunità, di relazione, di amore) ma la riporta sulla terra, in favore dell'uomo concreto.
Una terza citazione fondamentale chiarisce il programma filosofico-politico di Feuerbach:
Lo scopo dei miei scritti come delle mie lezioni è questo: trasformare gli uomini da teologi in antropologi, da teofili (cioè amanti di Dio) in filantropi, da candidati dell'aldilà in studenti dell'aldiquà, da servitori religiosi e politici della monarchia e dell'aristocrazia celeste e terrestre in autocoscienti e liberi cittadini della terra.
Questo programma implica una consapevolezza fondamentale: dove c'è miseria materiale, non può esserci pieno sviluppo del pensiero. Il pensiero non è un'entità astratta e autonoma, ma dipende dalle condizioni ambientali e materiali dell'esistenza.
Da qui la celebre affermazione: "L'uomo è ciò che mangia" (Der Mensch ist, was er isst). Questa frase, spesso fraintesa come riduzionismo materialistico volgare, significa che le condizioni materiali di vita – l'alimentazione, la salute, le condizioni economiche – sono la base necessaria per lo sviluppo spirituale.
Feuerbach non nega la dimensione spirituale: afferma che l'uomo ha bisogno sia di nutrimento fisico sia di nutrimento spirituale. Ma sottolinea che non può esserci autentica vita spirituale senza che siano garantite le condizioni materiali minime dell'esistenza. Prima di poter filosofare, l'uomo deve poter mangiare, vivere in condizioni dignitose, soddisfare i bisogni fondamentali del corpo.